domenica 29 giugno 2014

La storia dei bottoni vintage

Ho sempre pensato che ogni oggetto abbia una storia che lo ha portato fino a me e, da quel momento, le nostre storie diventino comuni. Ogni oggetto, minimo o di valore quale sia, per me ha un ruolo, un significato e un ricordo tanto grande da farmi pensare alle esperienze della mia vita, ai miei viaggi e alle persone che erano con me in quei momenti. Non è quindi scontato dire che per me la parola 'oggetto' abbia come sinonimi 'ricerca', 'incontro' e 'camminare'. 
A volte questi incontri nascono per pura casualità, a volte seguono idee che mi fanno attraversare le strade delle città amate fino al momento in cui non li ho trovati, perfetti come li pensavo e li desideravo. Sono universalmente conosciuta come una persona testarda e chi mi ha accompagnata in queste peregrinazioni spesso si è ritrovato esausto dalle mie ricerche, ma alla fine abbiamo sempre avuto grandi storie da raccontare ai posteri. 

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Quando decisi di creare questi orecchini, volevo trovare un equilibrio tra lo stile vintage e quello contemporaneo. Optai per dei bottoni che richiamassero gli Anni Cinquanta, sui toni del bianco e del rosso, e posso tranquillamente dire di aver percorso chilometri perlustrando bancarelle del mercato e mercerie senza trovare niente di corrispondente alle mie idee. Proprio quando avevo perso le speranze mi sono ritrovata nelle stradine che fiancheggiano il centro più turistico di Firenze, dopo il lavoro, in una di quelle giornate in cui non avevo la minima voglia di tornare a casa. Ho fatto bene a camminare, perchè tra una traversa e l'altra sono andata a sbattere contro il negozio di bottoni perfetto, quattro pareti di scatole colorate e due padroni pazienti...

Per creare questi orecchini servono:

- bottoni a forma di fiore;
- fermature per orecchini;
- loctite;
- pinze;
- carta vetrata.

Procedimento

Prendete i bottoni e, con forza bruta e l'aiuto delle pinze, tagliate via l'anellino sul loro retro. 
Usate la carta vetrata per levigare il retro dei bottoni precedentemente tagliati.
Con la loctite incollare la fermatura degli orecchini al retro del fiore.
Lasciate asciugare per una notte. 

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lunedì 23 giugno 2014

Soda bread, quando presto e bene stanno insieme.

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Magari avete come me la tendenza a perdervi in un bicchiere d'acqua. È possibile che nonostante stiliate con rigore maniacale liste della spesa, liste delle cose da fare, liste di scadenze, liste di liste da consultare, riusciate comunque a dimenticare, proprio la sera che avete ospiti, di comprare il pane. Ecco, invece di appellarvi al cantuccio che giace dimenticato in fondo al sacchetto nella dispensa, potete prepararvi questo pane squisito, ci vuole davvero poco tempo ed il risultato è gustoso e appagante.
Ho scoperto qui questa ricetta e approfitto per manifestare in questa sede la gratitudine pressoché eterna a Madame D'Aubergine per aver condiviso questa squisitezza, che oltre a deliziare il palato può salvare me da figuracce ed i miei ospiti da crackers stantii.

Ingredienti:

200 g di farina 0
200 g di farina integrale
100 g di farina di segale
250 g di yogurt bianco
250 ml di latte
2 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiaini di bicarbonato
1 cucchiaino raso di sale fino
2-3 cucchiai di semi misti per la superficie

Accendete il forno a 180°C e rivestite con carta forno uno stampo da plumcake.
Mettete in una ciotola tutti gli ingredienti asciutti eccetto i semi, setacciando il bicarbonato che tende a compattarsi in grumi. Mescolate bene con movimenti ampi gli ingredienti in modo da fargli incorporare aria.
Miscelate latte e yogurt e versateli nella ciotola. A questo punto cominciate ad impastare con un cucchiaio tutti gli ingredienti, sempre cercando di incorporare aria. É opportuno non lavorare troppo l'impasto poiché l'acidità dello yogurt comincia subito ad interagire col bicarbonato: sarà sufficiente che tutto sia ben amalgamato e che abbia una consistenza piuttosto molle e appiccicosa.
Rovesciate l'impasto nello stampo, livellatelo e cospargetelo coi semi misti, premendoli un po', in modo da farli restare attaccati. Fate un incisione per lungo e infornatelo. Trascorsi trenta minuti estraetelo dallo stampo e rimettetelo in forno per altri 10 minuti.
É buonissimo con gli affettati affumicati, i salumi, i formaggi molli, gli erborinati. Se vi avanza vi consiglio di consumarlo, leggermente tostato, con burro e marmellata o burro salato e miele: sarà una colazione da leccarsi i baffi!

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mercoledì 18 giugno 2014

Komorebi, la luce attraverso il verde.

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Se anche voi, come me, avete il pollice nero e siete capaci di uccidere anche la più tenace delle piante grasse, ma non volete rinunciare a un balcone verde con l’arrivo della bella stagione, allora ho la soluzione per voi: costruite le vostre piante! Io ho risolto alla radice il problema del giardinaggio con qualche gomitolo di lana della giusta tonalità di colore, un uncinetto e qualche vasetto dei cacti sacrificati al rito delle primavere passate.
E questo è il mio piccolo cactus crochet.

Cosa occorre:

un gomitolo di lana verde
mezzo gomitolo di lana marrone
uncinetto numero 3 per un lavoro a maglia bassa
ovatta
ago, filo verde, forbici
colla a presa rapida
un vasetto di terracotta

Procedimento:

Create un anello magico con 4 maglie a catenella e iniziate ad aumentare le maglie per i cinque giri successivi. Continuate ad aumentare le maglie per creare un cactus dal diametro più grande.
Iniziate a lavorare a maglia bassa per circa 20 giri per ottenere il fusto della vostra piantina.
Imbottite il cactus con dell’ovatta. Vi consiglio di usarne parecchia in modo da dare alla vostra creazione più compattezza e resistenza.
Dopo aver completato l’imbottitura della piantina, iniziate a diminuire le maglie, saltandone una ogni due o, - se preferite - lavorandone due insieme, e chiudete il lavoro con tre maglie a catenella.
Seguite lo stesso procedimento usando un numero ridotto di maglie per creare le altre parti del cactus. Partite da un anello magico con tre maglie a catenella, aumentate per circa tre giri e lavorate a maglia bassa per altri 13 giri. Infine imbottite con l’ovatta.
A questo punto prendete ago e filo verde e cucite insieme le singole parti della vostra creazione.

Non resta che prendere la lana marrone e iniziare un lavoro di maglia bassa intrecciando il filo che si trova sul vostro uncinetto con le maglie già lavorate alla base del cactus.
Proseguite aumentando le maglie fin quando la lana marrone non ricoprirà la superficie del vasetto di terracotta precedentemente riempito di ovatta.
Prendete la colla a presa rapida e attaccate la terra del vostro cactus al vasetto. Lasciate asciugare il tempo necessario ed esponetelo dove preferite.

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domenica 15 giugno 2014

Tortine alla ricotta e arance amare.

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Virgilio aveva la bottega di alimentari nel quartiere di mia nonna, era un signore distinto nel suo bel camice da lavoro e la matita da falegname dietro l'orecchio con cui annotava i prezzi della merce che pesava e che incartava nei sacchetti marroncini o nella carta gialla. Oltre a mia nonna, benché non abitassimo nello stesso quartiere, anche i miei genitori andavano da lui a comprare “le cose buone”. La più gettonata fra queste bontà era la ricotta, tanto che un giorno il signor Virgilio, che solitamente limitava alle domande di cortesia la sua curiosità, si sbilanciò e chiese a mio padre cosa ne facessimo di tutta quella ricotta che compravamo praticamente ogni giorno. Ovviamente ne facevamo la cosa più ovvia: la mangiavamo, palesemente in quantità oltre la media. Questa “ricottofilia” è probabilmente genetica, e la ricotta continua ad essere una delle cose di cui sono più ghiotta, motivo per cui la adopero spesso e difficilmente manca nel mio frigorifero. Ecco cosa serve per preparare queste tortine.

Ingredienti:

Per la crema di ricotta:

400 g di ricotta di pecora (se preferite un sapore più delicato usate ricotta vaccina)
1 uovo
3 cucchiai di marmellata di arance amare
25 g di farina di riso
30 g di zucchero a velo
i semi di mezzo baccello di vaniglia

Passate al setaccio la ricotta, se è sufficientemente cremosa basterà lavorarla bene con una frusta. Aggiungete l'uovo, i semini della vaniglia, lo zucchero, la farina di riso setacciata per evitare che si formino grumi. Mescolate finché non avrete ottenuto una crema omogenea. A questo punto aggiungete la marmellata e date un'ultima mescolata.

Per la pasta frolla (da preparare con almeno quattro ore d'anticipo, meglio se il giorno prima):

250 g di farina 00
100 g di zucchero
150 g di burro freddo
40 g di uova
la scorza grattugiata di mezza arancia (facoltativa)
un pizzico di sale

Mescolate uova, zucchero e sale e aggiungetele alla farina che avrete precedentemente sabbiato col burro e la buccia dell'arancia. Lavorate velocemente tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare in frigo.
Imburrate degli stampi da tortine ed infarinateli leggermente. Spianate la frolla in uno spessore di 3-4 mm e ricavate dei dischi con un coppapasta circolare, il diametro del coppapasta dipenderà dal diametro e dalla profondità dei vostri stampini. Dopo che avrete ritagliato la frolla sistematela negli stampi, se usate quelli in metallo potete fare delle striscioline di carta forno e adagiarle in ciascuno stampo, in modo da facilitare l'estrazione della tortina. Riempite ciascuna tortina con la crema di ricotta e cuocetele in forno a 180°C per circa 25 minuti. Una volta fredde cospargetele di zucchero a velo.

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sabato 7 giugno 2014

Impara l'arte e mettila da parte, ovvero la tenacia di nonna Umiltà.

Ho iniziato a lavorare all’uncinetto da bambina per volere di mia nonna Umiltà, la quale, da brava donna di un tempo, proprio non digeriva che la nipotina femmina, così carina e ingegnosa, giocasse nell’orto di casa sua come il peggiore dei maschi. Decise che per farmi essere più disciplinata, e per riposarsi a sua volta, mi avrebbe insegnato la fine arte di fare la massaia. Si partì con la maglia lavorata ai ferri e ovviamente il tentativo fallì tragicamente fin dalla partenza. Non riuscivo a tenere in mano i ferri, annodavo la lana e aumentavo il lavoro senza capire come; iniziavo con cinque maglie e un attimo dopo erano quindici, poi nuovamente cinque. Chiaramente non ero portata, mia nonna si arrabbiò perché sua nipote non poteva non saper fare certe cose, quindi perseverò e tempo dopo provò a insegnarmi a fare la maglia a uncinetto, stavolta ottenendo risultati decisamente migliori. Lavorare con l’uncinetto mi piaceva e costruivo bene sia la maglia bassa sia quella alta, tanto che mi appassionai davvero a questa vera e propria arte. Alla fine della storia purtroppo devo dire di aver continuato a giocare nell’orto di mia nonna come il peggiore dei maschi, però rifornii tutta la mia famiglia di presine da forno fatte a mano per il ciclo completo delle mie scuole elementari.

Dopo un periodo molto lungo senza toccare l’uncinetto, sono tornata a lavorarlo da poco tempo, senza un preciso motivo, forse solo quello di farmi passare qualche paturnia tipicamente femminile.
Come prima creazione ci tengo a presentare una cosa davvero semplice.

Cesto multiuso

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Cosa occorre:

Circa 1 kg di filo dal diametro di 5 mm;
Uncinetto numero 9 per creare l’anello magico iniziale;
Uncinetto numero 10 per lavorare le maglie alte dell’intero lavoro;
Forbici.

Procedimento:

Create 4 maglie basse che si chiudono in un anello magico.
A questo punto iniziate a raddoppiare le maglie alte lavorando due maglie in ogni singola maglia del giro precedente, stando attenti a non creare irregolarità nel lavoro.
Continuate ad aumentare le maglie per circa otto giri dall’anello magico, in modo tale da ottenere una base dal diametro di 30 cm.
Per costruire i lati del cesto smettete semplicemente di aumentare le maglie: otterrete automaticamente un lavoro che si sviluppa in verticale.
Proseguite per circa 10 maglie per ottenere un cesto dell’altezza di circa 14 cm e infine completate il cesto con un ultimo giro di maglia bassa.

Il consiglio che posso darvi è di creare una lavoro in cui ogni singola maglia risulti molto compatta, quindi lavorata tirando sempre bene il filo dopo aver completato ogni movimento con l’uncinetto. Questo vi permetterà di creare un cesto resistente. Se voleste creare un cesto con un bordo ribaltabile sarà necessario allentare la tramatura delle maglie dal punto in cui si è deciso di far girare il bordo. 
 

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lunedì 2 giugno 2014

Crostata al limone al cubo


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Quando ero piccola il limone suscitava in me sentimenti contrastanti: da un lato ne amavo il profumo e il colore, dall'altro mi pareva una prova d'ardimento riuscire ad assaggiarne una fetta con disinvoltura senza fare, come diceva mia nonna, le boccacce. Da adulta non ho ancora superato del tutto i sentimenti ambivalenti nei confronti di questo agrume: ancora non riesco a mangiarlo al naturale, ma lo apprezzo in ogni sua combinazione. Questa in particolare è assai golosa e non deluderà i vostri palati.

Ingredienti:

Per la pasta frolla (da preparare con almeno quattro ore d'anticipo, meglio se il giorno prima):

260 g di farina 00
100 g di zucchero
150 g di burro freddo
2 tuorli
la scorza grattugiata di un limone
un pizzico di sale

Sabbiate la farina col burro e la buccia del limone: potete farlo lavorando velocemente con la punta delle dita il burro spezzettato e la farina, oppure utilizzando il mixer a scatti. In quest'ultimo caso fate attenzione a non far scaldare troppo il composto, altrimenti invece di una sabbiatura otterrete una palla di impasto. A questo punto aggiungete lo zucchero, i tuorli ed il sale che avrete precedentemente mescolato fra loro e lavorate velocemente tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare in frigo. Per facilitare il raffreddamento potete spianare un po' l'impasto e farlo riposare così.
Imburrate uno stampo da crostata del diametro di 24 cm, spianate la pasta frolla e sistematela nella teglia. Accendete il forno a 180°C. Sistemate un foglio di carta forno sopra l'impasto e copritelo con legumi secchi o le apposite sfere in ceramica per la cottura in bianco della frolla. Cuocete per una quindicina di minuti o fino a quando la pasta non sarà dorata. Lasciate raffreddare.

Per il lemon curd:

100 ml di succo di limone (circa 3 limoni)
la buccia finemente grattugiata di 2 limoni non trattati
150 g di zucchero semolato fino
3 uova + 1 tuorlo
100 g burro
20 g di amido di mais
i semi di una bacca di vaniglia

Lavate i limoni, asciugateli e grattugiatene la buccia. Spremeteli e ricavatene il succo necessario. Sciogliete l'amido di mais nel succo di limone e mescolatelo con lo zucchero e le uova leggermente sbattute. Mettete la ciotola su una casseruola di acqua bollente (fate attenzione che non bolla troppo forte, altrimenti la crema caglierà, formando dei grumi) e aggiungete il burro e i semi di vaniglia. Cuocete a fuoco medio-basso mescolando continuamente, fino a quando il curd non avrà una consistenza simile ad una salsa olandese. Ci vorranno circa 10 minuti. Aggiungete la scorza di limone e lasciate raffreddare mettendo sulla superficie un foglio di pellicola trasparente. La crema continuerà ad inspessirsi con il raffreddamento. Se volete conservarla versatela ancora calda in un vasetto sterilizzato. In frigo durerà circa una settimana.

Per i limoni canditi:

4 limoni tagliati a fettine sottili
400 g di zucchero
200 g di acqua

Versate l'acqua e lo zucchero in una casseruola ampia e fate andare a fuoco dolce finché lo zucchero non si sarà completamente sciolto. Fate sobbollire lo sciroppo per un minuto e mettete sul fondo della pentola le fettine di limone, possibilmente in un solo strato. Fate cuocere per una ventina di minuti o finché le scorze non saranno morbide, avendo cura che il liquido non arrivi mai a bollire. Scolate le fettine di limone su un foglio di carta forno e lasciatele raffreddare.


A questo punto procedete alla composizione del dolce: riempite di lemon curd il guscio di frolla e disponete le fettine di limone a raggiera. Decorate col baccello di vaniglia e un ciuffetto di menta.

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domenica 1 giugno 2014

Si parte davvero?

Saranno i primi caldi che danno alla testa, probabilmente. O magari la voglia di dedicarsi a qualcosa che non sia la love story ininterrotta che portiamo avanti col nostro divano dai primi freddi. Comunque sia eccoci qui a dare inizio ad un'avventura, senza prendersi troppo sul serio, cercando di condividere le cose che ci piacciono, le più disparate.
Cominciamo con una ricetta veloce, che preparo spesso per i pranzi domenicali. Lo so che la farina gialla evoca polente, sughi corposi e inverno, ma a me piace molto usarla per i dolci e questi biscotti sono così buoni e semplici da preparare che vanno bene per ogni stagione. Potete inzupparli in un vino dolce come tradizionalmente fanno in Veneto, ma vanno bene come spuntino a tutte le ore.

Gialletti (o zaeti)


Signore mamme, trastullate i vostri bambini con questi gialletti; ma avvertite di non assaggiarli se non volete sentirli piangere pel caso molto probabile che a loro ne tocchi la minor parte
Così parlò Pellegrino Artusi riguardo a questi rustici biscottini veneziani con farina di mais. Il nome zaeti significa gialletti e deriva dal colore giallo che assumono grazie alla farina di mais. Se vi piace sentire la croccantezza di questa farina utilizzate quella bramata: secondo me esalta il sapore rustico di questi biscotti e aggiunge una nota più saporita. Se preferite una consistenza più morbida e delicata potete usare quella fioretto.

Ingredienti:

160 g di farina di mais
140 g di farina 00 più un po' per infarinare il piano di lavoro
100 g di zucchero
150 g di burro
3 tuorli
i semi di una bacca di vaniglia
la scorza grattugiata di un limone
100 g di uva sultanina
40 g di pinoli
1 bicchierino di rum, grappa o marsala
un pizzico di sale
2 g di lievito in polvere

Accendete  il forno a 180°C e mettete ad ammorbidire l'uvetta nel rum allungato con un po' di acqua calda. In una ciotola mettete le due farine, aggiungete un pizzico di sale, i semi di vaniglia, il lievito e la scorza di limone. Aggiungete il burro che avrete fatto fondere ancora tiepido. A parte montate i tuorli con lo zucchero finché non si saranno schiariti e aggiungeteli agli altri ingredienti. A questo punto unite al composto l'uvetta strizzata e i pinoli. Se avete tempo potete avvolgere un cilindro di impasto in un foglio di pellicola trasparente e lasciarlo in frigo a rassodare per poi tagliarlo a fette. Se invece avete fretta di assaporare questi fragranti biscottini infarinate il piano di lavoro e ricavate dall'impasto (che sarà piuttosto morbido) dei filoni che stenderete in uno spessore di 7-8 mm.  Da questi ricavate con un coltello delle losanghe di circa 4-5cm. Disponetele su una placca da biscotti coperta di carta forno e infornate per 12-13 minuti. Se vi piace, una volta sfornati, potete spolverare i biscotti con un po' di zucchero a velo.
A meno che non abbiate ghiotti in famiglia come me, che smettono di mangiarli quando non rimangono che le briciole, i gialletti si conservano bene per una settimana dentro ad una scatola di latta.