mercoledì 24 dicembre 2014

Buon Natale!

ghirlanda-natale-decorazioni-washi tape-mollette-DIY

Ecco, ci siamo, il Natale è davvero alle porte. Siete pronti per la scorpacciata di domani? Avete impacchettato tutto? Noi siamo pronte, ognuna coi suoi riti e le sue carabattole natalizie. Speriamo di trovare sotto l'albero gli amici di sempre e qualcuno nuovo, un pizzico di fortuna, qualche ghiottoneria, un buon libro, un po' di fusa, tanti abbracci, una fetta di serenità. Vi auguriamo un Natale sereno, goloso, rilassato e vi salutiamo con questa piccola ghirlanda. Ancora buon Natale! 

Cosa serve:

10 piccole mollette di legno
feltro bianco
feltro grigio
washi tape 
filo di cotone bicolore (baker's twine)
forbici 
colla a caldo o colla universale trasparente
carta

Procedimento:

Stampate su un foglio di carta la scritta "Buon Natale" utilizzando il font che trovate qui o un'altro che possa piacervi. Ritagliate le lettere e piegate leggermente il bordo in alto in modo da poterle attaccare più facilmente al nastro di cotone. Ritagliate delle stelle dal feltro bianco e da quello grigio e applicatele con la colla a caldo alla parte inferiore della molletta. Rivestite con il washi tape i rebbi delle altre. A questo punto appendete al nastro le lettere ritagliate utilizzando le mollette decorate. Fissate la ghirlanda al muro o alla porta con altro washi tape.

domenica 21 dicembre 2014

Un bassotto per Gemma

bassotto-crochet-diy-handmade-uncinetto
Dicembre è un mese un po' magico, non solo per il Natale, ma perché la mia scarsa predisposizione agli eccessi decorativi, ai regali, ai baci con lo schiocco, ai brindisi e ai bambini scompaiono. In questi ultimi anni la magia ha un po' allungato la sua scia, soprattutto per quanto riguarda i bambini, ma che volete farci, quando una diventa zia e zia putativa di una valanga di tremendi, vispi e furbi cuccioli bipedi il cuore fa come quello del Grinch e cresce di tre taglie in un giorno! Così, seppur spaesata, mi sono trovata a fare faccette che spero buffe, vocine raccapriccianti per un qualunque adulto dotato di senno, contorsioni e cavallucci per divertire gli instancabili infanti e per poi trovarmi dolorante come una vecchietta testimonial dell'artrite. Da pochi mesi si è aggiunta alla ciurma piratesca un'altra furbetta, per la quale spero di fare tutta la lista delle cose di cui sopra. Questo sarà il suo primo Natale e a tenerle compagnia ho pensato di mandare una morbida bassottina. Così è bastato buttare giù un disegno, parlare e consultarmi con l'altra metà della balena di questo blog, comprare filati di cotone biologico ed ecco che la cagnolina ha preso forma per andare a fare gli auguri a Gemma. Buon Natale!

venerdì 12 dicembre 2014

Granola homemade per un croccante Natale

granola-homemade-natale-regalo
Se avete voglia di mettere le mani in pasta per fare un regalino natalizio goloso e homemade potete sicuramente soffermarvi su questo post. La ricetta è semplicissima, richiede solo un po' di tempo e pazienza. A me piace mangiare la granola nello yogurt, con il latte o ancor meglio spiluccarla direttamente dal barattolo. Sono sicura che se la proverete anche voi saprete apprezzarla. Ecco quel che vi serve.

Ingredienti:

250 g di fiocchi d’avena
100 g di nocciole
100 g di mandorle
50 g di noci macadamia
3 cucchiai di semi di girasole
200 g di frutta disidratata di proprio gusto (mirtilli rossi, uvetta, albicocche, fichi ecc.)
2 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di olio di semi di girasole
4 cucchiai di miele di fiori d'arancio
100 ml acqua
1 pizzico di sale

N.B. Queste quantità sono per due teglie!

Accendete il forno a 150 gradi.
In un’ampia ciotola mescolate i fiocchi d'avena, le nocciole, le mandorle e le noci macadamia tagliate al coltello, lo zucchero di canna ed il sale. Preparate uno sciroppo con l'acqua, il miele e l'olio. Fate sobbollire per circa cinque minuti, togliete dal fuoco e versatelo nella ciotola coi fiocchi d'avena e la frutta secca. Mescolate fino a far incorporare il liquido ai fiocchi d'avena.
Stendete il composto su una teglia con i bordi bassi rivestita di carta forno e infornate per dieci minuti. Estraete la teglia e mescolate il composto con un cucchiaio, reinseritela in forno per altri dieci minuti. Procedete così per 3 volte. Aggiungete a questo punto la frutta disidratata tagliata a pezzetti grossolani e rimettete in forno. Ripetete la stessa operazione per altre 2 volte. Se preferite una granola più agglomerata fate freddare il composto senza girarlo l'ultima volta che lo estraete dal forno. Una volta fredda riponete la granola in un contenitore a chiusura ermetica o in un barattolo di latta. Felice spuntino!

martedì 2 dicembre 2014

La lenta attesa del nocino, il liquore delle streghe!

nocino-ricetta-homemade-liquore
Qualche anno fa ho avuto la fortuna di conoscere una vera e propria fattucchiera, che abita in una casa di campagna sgangherata proprio come quella della Maga Magò, insieme a un marito paziente e un gatto iperattivo come sono solo i famigli delle streghe. Quando cucina indossa cuffiette ottocentesche per proteggere i capelli, quando scruta il cielo sa fare delle previsioni metereologiche migliori dell'areonautica militare, quando andiamo a camminare in montagna è la prima a dirmi i nomi degli alberi e delle piante che incontriamo. E' talmente fattucchiera che il suo olfatto sopraffino le permette di riconoscere gli animali passati sui sentieri lungo i quali camminiamo e le erbe aromatiche che possiamo raccogliere, essiccare e poi cucinare. Lo so che la descrizione appena fatta sembra estratta da un libro per bambini, ma purtroppo o per fortuna, questo è lo stato delle cose: la mia amica è una fattucchiera!  Devo ammettere che a volte anch'io mi chiedo perchè lei ami vivere in quella casa sgangherata, un pò fredda e un pò umida, e non mi fido proprio di tutte le sue pozioni, ma le voglio bene e mi piace parlare di libri, di montagna e di cucina con lei. Certo anch'io le ho rotto parecchio le scatole nel tentativo di estrapolarle ricette di qualche elisir di lunga vita e devo infine ringraziarla per avermi insegnato che è facile produrre da soli molte delle cose che spesso finiamo per acquistare in negozi e supermercati. Grazie a lei infatti ho scoperto come produrre un buon nocino.
Ormai da qualche anno, prima del solstizio estivo, meglio conosciuto come la notte di San Giovanni, inizio la frenetica attività di raccogliere piante, erbe e frutta da usare in operazioni magiche. La notte tra il 23 e il 24 giugno infatti vengono bruciate le vecchie erbe nei falò e se ne raccolgono nuove per la stagione in arrivo. Non sto quindi parlando di estate in pieno inverno per puro sadismo, ma per il semplice fatto che, se vogliamo bere un ottimo nocino come digestivo dopo il pranzo di Natale, dobbiamo essere sotto un albero di noce prima del 24 giugno dello stesso anno. Questo me lo ha insegnato la mia amica fattucchiera!!

Ingredienti:

per 4 bottiglie di nocino

30 noci
2 litri di alcohol a 95% 
acqua 
zucchero
½ stecca di cannella (circa 3cm)

Prima del 24 giugno:

Prendete le noci verdi, preferibilmente colte dall'albero e non acquistate, tagliatele in 2 o 4 parti, e unitele all'alcohol e alla stecca di cannella dentro un vaso con chiusura ermetica. Lasciate riposare in luogo asciutto, agitanto il contenuto quotidianamente, fino a settembre.

A settembre:

E' il momento di tagliare il nocino con lo sciroppo di zucchero, operazione da fare preferibilmente alla luna nuova di metà settembre. 
Sciogliete sul fuoco 125 gr di zucchero in 250 gr di acqua per ogni litro di alcohol usato per macerare le noci. Aggiungete lo sciroppo al composto macerato e correggete a vostro piacere con l'aggiunta di altra acqua e altro zucchero nei giorni successivi. Laciate riposare fino a dicembre.

A dicembre:

Si filtra, si imbottiglia e si beve.
Filtrate il nocino con l'aiuto di una garza, che ferma le impurità delle noci, e un imbuto dentro le bottiglie e buona degustazione.

lunedì 24 novembre 2014

Marmellata di zucca o delle seconde possibilità

 Per lungo tempo la zucca ha suscitato in me un certo sospetto: mi pareva più adatta a far saponette che piatti commestibili. La diffidenza era nata al nostro primo incontro, quella volta che nel mio piatto erano finiti tortelli mantovani di pessima qualità e che avevano finito per stroncare sul nascere la nostra liaison. Poi, a volte, il destino regala seconde chances. Infatti una sera a casa di amici altri tortelli fumanti mi aspettavano per darmi l'opportunità di ricredermi e così fu: probabilmente i primi tortelli Mantova non l'avevano vista neppure dallo specchietto retrovisore e i secondi dovevano invece essere stati preparati con cura da un'ottuagenaria adepta dell'Accademia del Tortello perché l'esperienza che il mio palato stava vivendo era di tutt'altra categoria rispetto alla prima volta. Questo non solo riabilitò ai miei occhi (alle mie papille) la reputazione di quella pasta ripiena, ma mi fece rivalutare le potenzialità di un ingrediente che fino ad allora avevo snobbato e che adesso invece uso piuttosto spesso. Dopo questa storia vi aspettereste probabilmente la ricetta dei tortelli ed invece qua sotto troverete le indicazioni per una marmellata speziata e profumata, fatta con la mia grande amica: la zucca. Prometto però che non appena scoprirò la ricetta segreta di quei tortelli la condividerò con voi.

Ingredienti:

400 g di zucca (al netto degli scarti, circa 480 g da pulire)
200 g di zucchero
1 lime (succo)
1 baccello di vaniglia
2 frutti di anice stellato
½ stecca di cannella (circa 3cm)

Pulite la zucca e riducetela in piccoli dadini, cospargetela con lo zucchero e il succo di lime e lasciatela macerare in frigo per un'intera notte. Il giorno dopo mettete la polpa in una casseruola aggiungendo la vaniglia, l'anice stellato e la cannella. Schiumate di tanto in tanto e cuocetela finché la zucca si sarà ammorbidita (dipende molto dalla quantità di acqua presente nella zucca, nel mio caso ci sono voluti circa 20 minuti). Fate la prova del piattino: se la confettura scivola via troppo rapidamente dovete prolungare ancora un po' la cottura. Quando sarà della giusta consistenza estraete gli aromi e omogeneizzate la polpa con un frullatore ad immersione. Riempite i barattoli sterilizzati con la confettura ancora calda, rovesciateli e lasciateli freddare capovolti per creare il sottovuoto.
Per sterilizzare i barattoli potete metterli in forno a 170 °C per 15 minuti o col metodo classico, bollendoli.

mercoledì 19 novembre 2014

La torta variegata della Regina dell'Umido

orta-variegata-ricetta-cioccolato-colazioneVia via che il tempo si fa più freddo e le mattine più cupe, il letto diventa un morbido ventre da cui non vorrei alzarmi affatto, se non in caso di crollo del soffitto o altre catastrofi simili. Però nei giorni in cui qualcuno di gentile prepara il caffè prima che sia del tutto sveglia e l'aroma e il richiamo borbottante della moka si insinuano a fianco del mio dormiveglia, allora riesco ad aprire gli occhi e ad abbandonare il letto quasi di buonumore. Posso alzarmi addirittura con brio se so che a completare la mia colazione ci sarà almeno una fetta di torta variegata. É un dolce semplice, soffice, goloso senza strafare, insomma perfetto per cominciare la giornata. In più questa ricetta è il prezioso dono di un'amica carissima e generosa: M., futura mamma di un bimbo che sarà per forza fortunato avendo lei a coccolarlo e crescerlo. Spignattatrice forsennata, incontrastata sovrana dei fornelli e dei sughi, è lei che si cela dietro lo pseudonimo di "Regina dell'Umido".
Io ho apportato una piccola modifica nel procedimento, suddividendo l'impasto all'inizio della lavorazione, ma sentitevi liberi di impastare tutti gli ingredienti “bianchi”, suddividere in due l'impasto e aggiungere ad una parte il cacao.

Ingredienti:

330g di farina
260g di zucchero
130g di burro fuso
150g di yogurt bianco
40g di cacao in polvere
4 uova
1 busta di lievito
mezzo baccello di vaniglia


In una ciotola mescolate 130g di zucchero, 185g di farina e mezza bustina di lievito, unite due uova e amalgamate bene. Aggiungete metà dello yogurt, i semi del mezzo baccello di vaniglia e infine metà del burro fuso a filo, mescolando via via, fino ad ottenere un composto omogeneo. Procedete analogamente con gli altri 130g di zucchero, i 145g di farina, la mezza busta di lievito, le due uova, l'altro mezzo vasetto di yogurt e i 65g di burro fuso. Otterrete un impasto simile al primo, che avrà meno farina, ma a cui alla fine aggiungerete i 40g di cacao in polvere setacciato. Il cacao tende ad asciugare il composto, per cui se volete aumentarne la quantità ricordatevi di sottrarre i grammi di cacao aggiunti al peso della farina del secondo composto. A questo punto prendete uno stampo da plumcake, imburratelo, create due “cavalieri” di carta forno che vi aiuteranno ad estrarre la torta una volta raffreddata e versateci, alternandoli, i due impasti. Battete lo stampo per livellare il composto ed infornate a 180°C per 35-40 minuti (come sempre per i tempi vale la prova dello stecchino!). Buon risveglio a tutti!

giovedì 13 novembre 2014

Cotone cotone cotone!!!

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Inutile negarlo, ho una dipendenza dai banchi del mercato cittadino che vendono stoffe, fili e bottoni. Ne ho già parlato in precedenza e chi mi conosce sa benissimo che passo lì le ore, in cerca di qualcosa che mi ispiri creazioni possibili. Alla fine finisco sempre col portare a casa un piccolo bottino di cose che non mi servono nell'immediato solo perchè mi piacciono e perchè, casomai, potrebbero risultarmi utili in futuro, o forse mai. Quando poi la signora da cui di solito acquisto lana e cotone ha messo sul banco una quantità industriale di gomitoloni di fettuccia di cotone sono letteralmente impazzita di gioia perchè ho visto nella mia testolina bacata un'infinità di loro modi d'uso. E infatti fu subito borsa stile military. 
Devo ammettere che lavorare la fettuccia di cotone è faticoso. Di solito uncinettare per me diventa un movimento automatico delle mani, proprio come accadeva a mia nonna e anche a mia mamma quando lavorava a maglia. Lavori e contemporaneamente ti scopri a chiacchierare con chi è lì a farti compagnia, a guardare qualche film in tv o a pensare alla lista della spesa. La fettuccia richiede più concentrazione perchè le trame che si intrecciano sono di un filo più grande e pesante. Lo stesso uncinetto è grande il triplo di quelli normalmente usati per la lana e quindi le mani dopo un pò si indolenziscono. Ammetto che il gioco vale la candela perchè il risultato finale è decisamente affascinanante.


Cosa serve:

1 kg di fettuccia di cotone
1 metro di catena di metallo
1 bottone
velcro per la chiusura
uncinetto numero 10 
40 cm di stoffa per fodere
ago e filo
pinze da lavoro

Procedimento:

Ho creato 20 maglie basse e ho continuato a lavorare a maglia alta sviluppando il lavoro in modo circolare intorno alle basse. Ho poi proseguito il lavoro per 16 giri di maglia perchè il mio gusto personale riteneva quella la giusta altezza per la mia borsa. A questo punto ho connesso la fettuccia nera alla grigia cucendole insieme con ago e filo per rendere questa congiunzione meno visibile. La fettuccia è infatti troppo spessa per permette di fare nodi o nodini durante il lavoro!! Per creare la chiusura della mia borsa ho proseguito lavorando 7 giri di maglie alte singole e una volta arrivata all'ultima maglia ho rifinito il bordo con un giro di maglia bassa.
Il lavoro all'uncinetto è tecnicamente finito e ora serve solo cucire la stoffa per foderare l'interno della borsa. E' tutto molto semplice, basta tagliare la stoffa secondo la grandezza della borsa, piegarla a metà e cucire insieme i lati, girarla per non rendere visibili le cuciture e attaccarla con ago e filo dentro la borsa. 
Non resta che creare la tracolla. Io ho scelto di far passare la catena attraverso alcune maglie della tramatura della borsa e unirle insieme con delle pinze da lavoro. Cucire il bottone e attaccare un pò di velcro adesivo a mò di chiusura interna sono gli ultimi passi da fare prima di mettere in borsa il portafoglio, gli occhiali da sole e le chiavi di casa e uscire a fare una passeggiata. 

lunedì 3 novembre 2014

Quel ricordo di viaggio: la senape all'antica di Digione

senape-ricetta-salsa-homemade-grani
Deve essere tutta colpa di quel viaggio in auto attraverso l'ovest della Francia nell'estate dopo la maturità che ha scatenato in me una passione incondizionata per la cucina d'oltralpe. Ai tempi ero un'adolescente molto decadente e tanto appassionata della poesia simbolista francese da convincere i miei a portarmi a zonzo nelle terre dei nostri cugini transalpini fino a Charleville Mezieres, paese delle Ardenne a confine col Belgio e luogo di nascita di Arthur Rimbaud, poeta da me sempre amato. 
Fu un viaggio senza prenotazioni e senza una meta precisa, durante cui piansi sulla tomba del poeta, gesto molto poco intellettuale ma molto molto adolescenziale, vidi un'infinità di mucche e di paesi pittoreschi e mangiai come un bufalino. Sì, perchè dal nord al sud dell'ovest della Francia è possibile trovare un sacco di cose universalmente considerate buone. Dico solo Champagne e Borgogna, regioni nelle quali ho avuto esperienze alcoliche che porterò sempre nel cuore. 
Ammetto però che la visita a Digione ha segnato una svolta epocale per il mio palato perchè ha creato un contatto tra me e il mondo delle salse. Ricordo questa deliziosa città e un bistrot dove mangiai ottime galettes salate e crepes dolci. Ma la visita al Museo Maille e la consapevolezza che in quella città le botteghe alimentari producevano ancora le varie aromaticità di senape secondo le ricette originali dell' età del Re Sole fu uno shock di gusto. Eureka, le salse non coprivano il sapore di un piatto, ma lo esaltavano. Sono scoperte toste per una che ha 18 anni, abbiate pazienza.
E' passato qualche anno e la senape ho iniziato a farmela da sola, cercando di incrociare varie tipologie di ricette e pensando già di variare qualche ingrediente in quella che ora vi propongo.

Ingredienti:

60 gr di semi di senape gialla
40 gr di semi di senape scura
80 gr di aceto di mele
80 gr di acqua
4 cucchiai di olio EVO
30 gr di zucchero di canna
2 cucchiaini di miele
sale qb

Unite le due tipologie di semi di senape con l'aceto e lasciate macerare per 8 ore dentro un contenitore coperto. Dopo che saranno passate le ore necessarie alla macerazione vedrete che i semi si saranno gonfiati e avranno assorbito tutto quanto il liquido. E' il momento di aggiungere l'acqua e lo zucchero e omogenizzare il composto con un frullatore a immersione. Aggiungente un pizzico di sale e continuate a frullare buttando l'olio a filo. Alla fine, per addolcire, aggiungente il miele a vostro piacimento e, se volete, anche del pepe o del peperoncino.
La prossima volta che preparerò la senape userò 50 gr di aceto e 30 gr di vino bianco invece degli 80 gr previsti per vedere se questa variazione diversificherà il gusto della senape all'antica.
La salsa deve essere subito messa in frigo e si mantiene per due mesi.

domenica 26 ottobre 2014

Quando la fata Smemorina non serve: vellutata di zucca

zucca-vellutata-zuppa-ricetta


Salagadula magicabula bidibi bodibi bu, fa la magia tutto quel che vuoi tu, bidibi bodibi bu”. Questa zucca non è diventata una carrozza né tanto meno ho ricevuto vestiti da meringa e scarpine di cristallo, tuttavia non avendo da andare a trascorrere serate danzanti per accaparrarmi un marito altolocato, posso comunque essere soddisfatta del risultato: una vellutata che tira su il morale con il suo sgargiante arancio e ci coccola un po' le papille con la sua consistenza cremosa. 
 
Ingredienti:

400 g di zucca (al netto degli scarti, circa 480 g da pulire)
120 ml di panna fresca
500 ml di brodo vegetale
olio e.v.o.
qualche ciuffo di salvia
un paio di rametti di rosmarino
2 cm di zenzero fresco (facoltativo)
semi di zucca per decorare
sale
pepe

Fate a fette la zucca e conditela con un filo d'olio, la salvia, il rosmarino, un paio di fettine di zenzero, sale e pepe. Chiudetela in un cartoccio di alluminio e mettetela nel forno preriscaldato a 190° per una mezz'ora. Nel frattempo preparate un brodo vegetale con un gambo di sedano, una carota, una cipolla bianca, un ciuffo di prezzemolo, una piccola patata, se avete fretta utilizzate un brodo di dado vegetale. Estraete la zucca dal forno, eliminate salvia, rosmarino e zenzero e prelevatene la polpa con un cucchiaio. Scaldate in una casseruola un cucchiaio d'olio e aggiungete la zucca. Fate insaporire brevemente e copritela poi col brodo vegetale. Portate a cottura e omogeneizzate la vellutata con un frullatore ad immersione. Se la consistenza vi pare troppo liquida, continuate semplicemente a farla cuocere. Quando sarà della consistenza che desiderate, aggiungete la panna e mescolate. Decorate con i semi di zucca tostati, qualche goccia di panna fresca e un filo d'olio. Buon appetito!

venerdì 17 ottobre 2014

Prime nubi, primi broccoli

broccoli-ricetta-flan-tortino-besciamella
Fa ancora caldo, ma almeno il cielo s'è fatto autunnale ed io posso dedicarmi ai broccoli senza sembrare fuori stagione. Ai broccoli non so resistere. Vi giuro che quando passo davanti alle cassette che strabordano di cervelli verdi non sono capace di passare oltre, devo per forza comprarli. Quando è stagione nel mio frigo non mancano mai: ci vuole così poco a cuocerli e sono così buoni e versatili che li cucino spesso. Questo sformato è facile e veloce da preparare, una volta cotto e raffreddato può essere congelato senza problemi.

Ingredienti:

per la béchamel:

30 g di burro
30 g di farina 0
300ml di latte
un pizzico di sale
un pizzico di pepe
noce moscata

per il tortino:

400g di broccoli
1 uovo
2 cucchiai di parmigiano
burro per lo stampo
pangrattato

Lessate i broccoli, fateli freddare e lasciateli sgocciolare, poi schiacciateli con una forchetta fino ad ottenere un composto piuttosto omogeneo.
Mettete una casseruola sul fuoco e fate sciogliere il burro dolcemente. Appena spuma, prima che si bruci, aggiungete la farina che avrete precedentemente setacciato, mescolando con la frusta in modo da formare un composto liscio ed omogeneo. Fate cuocere fino a quando sarà leggermente dorato, continuando a mescolare. A questo punto aggiungete il latte tiepido incorporandolo progressivamente e facendo attenzione a che non si formino grumi. Proseguite la cottura per qualche minuto, fino a quando il composto si sarà addensato. Mettete il sale, il pepe e un'abbondante grattugiata di noce moscata: io la adoro, per cui ne metto un sacco, voi regolatevi in base al vostro gusto. A questo punto aggiungete il parmigiano alla salsa béchamel e fatela freddare un po'. Unite l'uovo e la salsa béchamel ai broccoli fino ad ottenere un composto omogeneo che verserete negli stampi che avrete precedentemente imburrato e cosparso di pangrattato. Spolverizzate la superficie dei tortini con un po' di pan grattato, aggiungete su ciascuno un fiocchetto di burro ed infornate a 180° C per 20-25 minuti. Alzate la temperatura del forno a 210°C finché non si sarà formata una crosticina bruna.

venerdì 3 ottobre 2014

Crostini radicchio trevigiano precoce, noci e ricotta

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Delle mie numerose infatuazioni culinarie fa parte il radicchio rosso precoce (pure quello tardivo, a dirla tutta, ma non è ancora il momento per questa storia). Converrete che resistergli è difficile: ha quelle belle striature bordeaux-violetto, quella favolosa forma allungata e compatta che lo rende un po' la top model delle insalate e quando lo affettate fa quel bel rumorino che immediatamente accende istinti pavloviani. Naturalmente è anche buonissimo.
In questa ricetta lo abbino ad un'altra delle mie fisse di cui vi ho già dato accenno: la ricotta. Come potevo resistere ad una combinazione del genere? Infatti non l'ho fatto. Ecco quindi la ricetta. 

Ingredienti:
 
1 cespo di radicchio rosso precoce
1 piccola cipolla bionda
150 g ricotta
1 filoncino di pane alle noci o integrale
3-4 cucchiai di salsa di soia
1 cucchiaino di miele
15 gherigli di noce
qualche goccia di Worchestershire Sauce
olio e.v.o.


Ricavate dal filoncino di pane una decina di fette e tostatele. Fate dorare in un po' d'olio la cipolla sminuzzata e aggiungete il cespo di radicchio tagliato a striscioline insieme a qualche cucchiaio d'acqua e un pizzico di sale. Coprite e lasciate stufare per qualche minuto. Aggiungete 3-4 cucchiai di salsa di soia e portate a cottura il radicchio. Infine spruzzate con qualche goccia di Worcestershire Sauce e mettete da parte. Già così il radicchio sarebbe buonissimo e potreste utilizzarlo come contorno, ma noi andiamo avanti. Lavorate la ricotta con un pizzico di sale e un po' di miele (la quantità va in base al vostro gusto, io ne ho messo un cucchiaino abbondante) fino ad ottenere una crema omogenea. Con un coltello riducete le noci in granella e amalgamatele alla ricotta, lasciandone un po' da parte per la decorazione. Disponete sulla fetta di pane tostato il radicchio, una quenelle di ricotta che guarnirete con un po' di granella di noci, un pizzico di pepe, una goccia d'olio, qualche goccia del fondo di cottura del radicchio e un quarto di gheriglio di noce. A questo punto buon appetito!  

venerdì 19 settembre 2014

La bontà sta negli occhi di chi mangia: occhi di bue alla marmellata di fichi e mandorle

occhi di bue-ricetta-pastafrolla-marmellata-fichi-mandorle

Sarà l'età che mi spinge a trovare madeleines proustiane un po' ovunque e fare rievocazioni del tempo che fu anche partendo da una cartina di gomma da masticare, però converrete con me che gli occhi di bue, con la loro tenera pupilla di marmellata, fanno un po' questo effetto a tutti. No? Beh, per quanto mi riguarda, dar loro un morso mi riporta a momenti in cui venivo redarguita per lo zucchero a velo che finiva sul mio cappotto e, guardando in giù per vedere cosa avevo combinato, aumentavo solamente la quantità di zucchero disperso, aggiungendo anche qualche briciola di frolla che mi cadeva sulla sciarpa chinando il mento. Poi, nel tentativo di spolverare tutto questo bailamme con la mano con cui tenevo il biscotto, finiva che ficcavo le dita nel foro marmellatoso trovandomele sporche e appiccicose. Anche adesso, benché mi destreggi un po' meglio, sfidare a morsi questi biscottoni significa spargere a destra e a manca frolla e zucchero. Per fortuna non ho più nessuno che mi rimproveri e posso gustarmeli fino in fondo senza interruzioni.

Ingredienti:

250 g di farina 00
100 g di mandorle pelate ridotte in farina
80 g di zucchero
150 g di burro freddo
60 g di uova (un uovo medio)
Semi di un baccello di vaniglia
un pizzico di sale
marmellata di fichi con mandorle
zucchero a velo

Lavorate velocemente con la punta delle dita la farina e la farina di mandorle col burro freddo e i semi di vaniglia finché non ottenete un composto simile alla sabbia umida. Aggiungete lo zucchero, le uova e il pizzico di sale. Lavorate velocemente tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo. Appena sarà un panetto compatto avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare in frigo per qualche ora.
Spianate la frolla in uno spessore di circa 3 mm e ricavate dei dischi con un coppapasta smerlato, io ne ho utilizzato uno di circa otto centimetri, ma potete variare la dimensione a seconda delle vostre preferenze. Dopo che avrete ritagliato un numero pari di dischi, foratene la metà con un tagliapasta più piccolo e sistemateli su una teglia rivestita di carta forno. Cuoceteli a 180° C finché i bordi non saranno dorati (ci vorranno una decina di minuti, ma dipende come sempre dal vostro forno). Lasciate freddare i biscotti e disponete su quelli interi un cucchiaio abbondante di marmellata di fichi avendo cura di posizionarla un po' distante dal bordo. Spolverizzate quelli forati con lo zucchero a velo ed unite le due metà con una leggera pressione per comporre il biscotto. Se li preparate con qualche ora di anticipo vi daranno ancora più soddisfazione: la frolla avrà il tempo di assorbire parte dell'umidità della marmellata, diventando ancora più morbida.

sabato 6 settembre 2014

Trenette con i friggitelli, pomodorini e pinoli


friggitelli-pasta-trenette-pomodorini-ricetta
La diatriba su quale sia la differenza fra friggitelli, friarelli e friarielli ha impegnato generazioni di linguisti, scatenato dibattiti, incrinato amicizie e tolto ore di sonno a diverse persone, me compresa. Poi ho trovato un articolo chiarificatore che ha arginato dubbi e fatto ordine. Dopo questa illuminante lettura ho potuto classificare i “friggitelli” e i “friarelli” come peperoncini dolci, mentre i “friarielli” come cime di rapa e dare con certezza un titolo a questo post. Vi garantisco che con questa ricetta le difficoltà finiscono qui, perchè fare questo piatto è davvero facile e veloce.

Ingredienti:

180 g di trenette
10-15 friggitelli
8-9 fra pomodorini semisecchi e secchi sott'olio
3 cucchiai di pinoli
1 filetto di acciuga sotto sale
1 spicchio d'aglio
peperoncino
sale e pepe
olio e.v.o.

Tostate in una padella i pinoli e teneteli da parte. Soffriggete nell'olio il filetto d'acciuga ben lavato e privato della lisca, il peperoncino e l'aglio. Quando il filetto si sarà sciolto togliete l'aglio, aggiungete i friggitelli privati dei semi e fatti a pezzetti e un paio di cucchiai d'acqua. Coprite e lasciate stufare finché i friggitelli non saranno morbidi, se occorre aggiungete ancora acqua. A questo punto unite i pomodori secchi fatti a filetti, quelli semi secchi, i pinoli e lasciate cuocere ancora un paio di minuti. Scolate al dente le trenette e ripassatele in padella con i friggitelli e qualche cucchiaio di acqua di cottura. Se vi piace potete servirli con una spolverata di pecorino o di parmigiano.

martedì 2 settembre 2014

Voce del verbo customizzare capitolo 2

Eravamo rimasti a una domenica di luglio parecchio uggiosa e tanto simile al banchetto degli avanzi dei giorni che seguono Natale, perchè non si finisce tutto il 26 dicembre, per Santo Stefano, se non si è in tanti e abbiamo cucinato molto.
Tra i miei avanzi dimenticati e non del tutto digeriti ho ritrovato diversi oggetti sulle tonalità dell'azzurro e dalle varie possibilità creative. 

bijoux-handmade-collana-gioielli


Parliamo prima di un ciondolo in ceramica raku acquistato l'estate di un anno non chiaramente specificato da un'artigiana che, secondo me, produceva creazioni geometriche molto innovative per il materiale usato. Mi ricordo che era agosto, mi trovavo senza troppa voglia sulla riviera romagnola e per attutire il caldo e l'impatto con la vita da spiaggia affollata, a me di natura poco gradita, leggevo senza sosta Haruki Murakami.
Ho portato questo ciondolo per parecchie estati ma, quando il cordino a cui la ceramica era legata grazie a un intreccio di nodi navali si usurò e poi si ruppe, lasciai gli amati resti dentro una delle mie tante scatole portagioie e lì giacquero per parecchio tempo fino all'oblio totale. 
Quella domenica li luglio ho agito de imperio e, come per il bracciale preso al mercatino del festival rock, ho preso cordone e loctite e ho customizzato.

Cosa serve:

un vecchio ciondolo
cordone
loctite
forbici

Procedimento

Prendete del cordone lungo circa un metro e decidete la lunghezza che più si addice a voi. Lasciate un margine di circa 15 o 20 cm da entrambi i capi del cordone e create un nodo a cappio che passi attraverso il ciondolo di ceramica.
Tagliate gli avanzi del cordone con le forbici e fermate tutto con una goccia di loctite.

Ma la storia delle mie digestioni estive non finisce qui, perchè nel decostruire ciò che ritenevo vecchio e superato per ricreare poi qualcosa di definitavente nuovo ai miei occhi sono finite anche delle pastiglie di vetro azzurre che avevo comprato in un negozio di una via fiorentina vicino al Dipartimento di Storia. Quello era il momento in cui ognuna di noi era finita per fare o comprare braccialetti e collane con spago intrecciato di fiori, perle di plastica o pastiglie colorate. Era il must have alternativo degli anni 2000 e si possono vedere ancora di questi orrori nelle bancherelle zeppe di cuscini profumati e bomboniere trinate dei mercatini domenicali. Tolto lo spago ormai stagionato, ho fatto una collanina con gli avanzi di materiale che avevo in casa, compiendo così una nuova azione di customizzazione e di riciclo.

Cosa serve:
pastiglie e perline di vetro coloratofilo metallico
50 cm di catena metallica
pinze per piegare e tagliare il filo

Procedimento

Passare le perline nel filo metallico e, dopo aver tagliato il filo a meno di un centimetro dalle pastiglie o perline che si trovano alle estremità, inserire la catena di metallo e con le pinze aiutarsi a chiudere ogni lato della collana su due piccoli anelli. Fatto!



 

lunedì 1 settembre 2014

Voce del verbo customizzare capitolo 1

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Poco tempo fa ho preso atto che lo stato del mobile in cui raccolgo tutti i miei bijoux era più simile a quello di un frigorifero dopo il pranzo di Natale che a uno scrigno: roba stipata ovunque senza un ordine preciso e per di più abbandonata lì senza la benchè minima intenzione di farne qualcosa, proprio come quando, dopo aver mangiato tanto, non si ha la voglia di finire cosa è rimasto. E allora, come se quella uggiosa domenica di luglio fosse stata per me la mattina del 26 dicembre, mi sono fatta coraggio e ho deciso di aprire il frigo e mangiare gli avanzi, un atto che per Dorina Doolittle può significare solo customizzare: trasformare in nuovo e diverso qualcosa di vecchio, già ampiamente usato e nel mio caso spesso dimenticato chiuso dentro a una scatola.
Sì, perchè io mica mi ricordo tutto quello che ho nascosto dentro alle mie tante scatoline!?! Ma in quella lunga domenica di pulizie estive ho riscoperto vecchie glorie, distrutto collane senza pietà alcuna, selezionato perline, messo in fila ciondoli e lavorato a nuovi progetti artistici.

La prima trasformazione realizzata non è stata troppo complicata, ma il risultato mi è sembrato migliore di quanto avessi previsto. 
Dentro una scatola ho trovato un braccialetto in celluloide comprato qualche anno fa durante un festival rock da una ragazza spagnola che creava dei bellissimi capi di abbigliamento anni Cinquanta. Il braccialetto era delizioso ma indossarlo significava perderlo sempre e ovunque perchè la fermatura non era stabile e, per quanto avessi cercato di sistemarlo, ottenevo sempre scarsi risultati, quindi decisi di abbandonato al suo destino, modo molto elegante per dire che lo avevo dimenticato.
Il bracciale è diventato una collana grazie all'aiuto del materiale di recupero trovato nel laboratorio della Doolittle Inc. e questa è la mia idea per trasformare qualsiasi bracciale in una collana estiva.

Cosa serve:

un vecchio bracciale
cordone
loctite
forbici

Procedimento

Prendete il vostro vecchio bracciale e decidete la lunghezza ideale per renderlo una collana che passi attraverso la vostra testa!
Una volta prese le misure tagliate il cordone, nel mio caso nero, della lunghezza scelta, calcolando circa 10 cm di eccesso da entrambi i capi per creare le fermature. 
A questo punto fate dei nodi - a fantasia d'artista - tagliate gli estremi qualora avanzino e saldate tutto con delle gocce di loctite, meno invasive di ago e filo e certamente più resitenti.
Indossabile non appena la colla sarà asciutta.

martedì 19 agosto 2014

Le vacanze della Balena

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Ci sono momenti in cui è necessario prendere una pausa, per ritrovare la quiete dopo un periodo impegnativo, per caricare le batterie prima di un periodo intenso o ignoto, semplicemente per perdere tempo, anche se 'perdere tempo' sembra una cosa brutta da dire, quando invece 'il tempo è denaro' o, se vogliamo usare un termine ben più nobile e giustificato, 'il tempo è oro'. Ma diciamo la verità: tutti noi, sensi di colpa più o meno grandi, vorremmo passare parte del nostro breve tempo nel modo migliore, spesso facendo niente o facendo quello che ci piace fare, cosa che per molti comprende il fare niente.
La balena ama viaggiare, ha premura di vivere, non ha una vita semplice ma cerca di descriverla trovando le sfumature positive nei momenti più difficili delle sue navigazioni, la balena di cui leggete questo blog si è presa un'estate di vacanza perchè ne aveva bisogno. Ha visto concerti delle sue rock band preferite e su alcune canzoni le è quasi scesa la lacrimina, mentre su altre si è quasi sentita male. La balena è andata al mare, ma è stata anche in montagna, partendo con un branco di cetacei ai quali vuole molto bene, a loro volta bisognosi di riposo e pronti a spiaggiarsi sulle rive dell'italica riviera di ponente. Ora si torna a scrivere ricette e spiegare come si fanno cose che possono piacervi più o meno, intanto la balena documenta la sua assenza con alcune foto.

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venerdì 18 luglio 2014

Lamponeide libro IV. Crumble ai lamponi e pesche tabacchiere.

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Adesso sono frutti abbastanza comuni da trovare, ma fino a pochi anni fa ignoravo l'esistenza di queste pesche schiacciate così aromatiche. Sono giunte fino a me grazie ad un camioncino di frutta guidato da un simpatico signore siciliano da cui comprai enormi limoni non trattati e le mie prime quattro pesche tabacchiere. Mi garantì che le avrei apprezzate e naturalmente aveva ragione. Sono così entrate nella lunghissima lista delle "cose siciliane" di cui vado ghiotta e non mancano quasi mai nella mia fruttiera. In questa ricetta vanno a braccetto con i lamponi, per cui cosa si può chiedere di più?
 
Ingredienti:

3 pesche tabacchiere
200 g di lamponi
100 g di burro
130 g di farina
50 g di mandorle pelate spezzettate grossolanamente
3 cucchiai di zucchero di canna
1 cucchiaio di di zucchero vanigliato
1 presa di sale 
1 cucchiaino di lievito

Lavorate velocemente con le dita tutti gli ingredienti, finchè non avrete ottenuto un composto piuttosto granuloso, ma amalgamato. Riponete le briciole di impasto in frigo. Imburrate una teglia e mettete sul fondo i lamponi e le pesche tabacchiere tagliate a fettine sottili, io ho preferito non sbucciarle perché trovo che la buccia sia particolarmente aromatica. Cospargete lo strato di frutta con l'impasto del crumble ed infornate a 180° per 40/45 minuti.

giovedì 17 luglio 2014

Lamponeide libro III. Crema ricotta, panna e mascarpone con salsa ai lamponi

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Come cantava Gigliola Cinquetti "non ho l'età". Lei alla fine, prendendo consapevolezza dei suoi limiti, non cedeva alle lusinghe di un'amore appassionato, ma io che sono più scapestrata e incosciente e che come il diversamente saggio Oscar so resistere a tutto fuorché alle tentazioni, alla mia veneranda età mi concedo ancora la merenda. Questa è una delle mie preferite.

Ingredienti: 

200 g lamponi
50 g zucchero semolato
il succo di mezzo limone 
200 g ricotta
150 g panna fresca
150 g mascarpone
2 cucchiai rasi di zucchero a velo alla vaniglia*
savoiardi (facoltativo, si possono eliminare o sostituire con pavesini o pan di spagna) 

Mettete 150 g di lamponi in un pentolino con lo zucchero semolato ed il succo di limone. Schiacciateli un po' e fateli cuocere per una decina di minuti, finchè avrete ottenuto un composto sciropposo e i lamponi saranno un po' sfatti. Mettete in fondo ad un vasetto di vetro (io ho reciclato quelli di uno yogurt) i savoiardi spezzettati grossolanamente e bagnateli con la salsa di lamponi. Passate la ricotta la setaccio, unitela al mascarpone fino ad ottenere una crema liscia e morbida. Montate con lo zucchero a velo la panna fresca e aggiungetela al composto precedente, mescolando dal basso verso l'alto per non farla smontare. Se preferite una crema più dolce potete naturalmente aggiungere un po' di zucchero a velo. Distribuite con un sac à poche la crema sopra il fondo di savoiardi e salsa di lamponi e decorate la superficie con i lamponi lasciati da parte. Adesso munitevi di un cucchiaino e tornate tranquillamente all'età in cui chiedere la  merenda non era disdicevole.



mercoledì 16 luglio 2014

Lamponeide libro II. Curd ai lamponi.

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Questa ricetta semplice e golosa ha bisogno di una breve preparazione atletica. Come prima cosa flettete in su ed in giù l'indice della mano che preferite usare. Dopo aver verificato la mobilità del vostro dito cominciate ad esercitare quella delle labbra immaginando di pronunciare delle “o” strette. Quando vi sentirete abbastanza sciolti muovete in senso orario e antiorario la lingua intorno alla bocca un paio di volte. Bene, ora che siete pronti per rileccarvi le dita possiamo passare a ciò che vi occorre. 

Ingredienti: 

300 g lamponi
125 g zucchero
125 g burro
il succo di mezzo limone
2 uova più 2 tuorli 
 
Frullate i lamponi con un frullatore ad immersione e passateli al setaccio per eliminare i semini. Scaldare a bagnomaria il burro e lo zucchero finché quest'ultimo non si sarà sciolto nel burro. Fuori dal fuoco aggiungete la purea di lamponi ed il succo di limone. Rimettete la bastardella sul bagnomaria e aggiungete le uova precedentemente sbattute cominciando a mescolare per 8-10 minuti. Vi consiglio di mantenere il bagnomaria molto basso in modo da non far “impazzire” le uova. Una volta addensato potete conservare il curd in frigo, in barattoli di vetro sterilizzati. Con questo sistema, se riuscite a stargli alla larga, potrete conservarlo per una decina di giorni. Potete utilizzare questa crema per guarnire torte, gelati, yogurt o semplicemente spalmato con un po' di burro su una fetta di pane.

martedì 15 luglio 2014

Lamponeide libro I. Plumcake al grano saraceno.

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Finalmente è tornato il tempo dei lamponi, di quelli buonissimi del signor Narciso, che li coglie uno ad uno e ce li porta dalla montagna in cestini profumatissimi e carichi di buon umore. Gli siamo tutti molto grati e come l'anno passato celebrerò il suo raccolto immergendomi in una “lamponeide” che durerà fino all'esaurimento delle (sempre troppo scarse) scorte. Il primo post coi lamponi è una ricetta semplice, che potete modificare in base alla stagione e ai vostri gusti sostituendo ai lamponi altra frutta.
 
Ingredienti:

120g farina 00
80 g farina di grano saraceno
50 g mandorle macinate
60 g zucchero semolato molto fine
80 g di burro morbido
125 g uova (circa 2)
125 g yogurt bianco
1 cucchiaio di miele
5 g lievito
1 pizzico di sale
75 g lamponi (potete sostituirli con altra frutta)
2 cucchiai di marmellata di lamponi (facoltativo)

Raccogliete il burro morbido tagliato a pezzettini in una ciotola e montatelo con le fruste fino a fargli raddoppiare il volume. Quando sarà cremoso aggiungete lo zucchero e montate fino a renderlo omogeneo. Diminuite la velocità dello sbattitore ed aggiungete le uova un po' per volta: aspettate che si amalgami quello che avete aggiunto per primo prima di aggiungere il secondo. Non preoccupatevi se il composto vi apparirà slegato: l'acqua contenuta nelle uova impiega un po' ad amalgamarsi col grasso del burro, ma se sarete pazienti sarete ricompensati. Aggiungete gli altri ingredienti esclusa la frutta e mescolate fino a quando il composto non sarà uniforme. Imburrate uno stampo da plumcake e aggiungete un cavaliere di carta forno che faciliterà ulteriormente l'estrazione del dolce a fine cottura. Dopo aver versato il composto nello stampo aggiungete per lungo, al centro, i cucchiai di marmellata.
Infornate a 180°C per 30-40 minuti (dipende naturalmente dal vostro forno!). Verificate la cottura con l'intramontabile prova dello stecchino.


venerdì 4 luglio 2014

But I still love you NY!

E' stato qualche anno fa, quando avevo finito l'Università con una laurea in Filosofia e il pensiero di non aver fatto l'Erasmus, di essere stanca di studiare e di non volere altro se non dare tempo alle mie voglie, quelle che mi chiedevano di partire e andare parecchio lontano perchè non avevano nessuna intenzione di essere raggiunte.
Qualche scambio di email con amici ormai persi chissà quando e chissà dove e mi trovai con in mano un biglietto aereo per New York e un visto per fare la 'nanny' in Manhattan, termine traducibile in italiano con babysitter e per me corrispondente a tre mesi di oblio americano.  
Non importa dire che avevo trovato una famiglia e una casa sulla W57th vicino a Columbus Circle, non è necessario ricordare quanti anni aveva il bambino che aiutavo e quanto simpatico era il cane che gli avevano appena comprato, quanto piccola era la mia stanza ma quanto in alto si trovava, per me l'America vista attraverso New York era un luna park superaccessoriato in cui io, giovane europea, avevo accesso libero e prolungato a tutte le giostre.


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Della mia America newyorkese ho una serie di ricordi speciali a cui, strano a dirsi, associo sempre del cibo. Ammetto di essere partita con il terrore tutto italiano di non trovare fonti di nutrimento sano, invece adesso mi rendo conto di essere tornata con un bagaglio interculturale arricchito non solo di junk food. Ogni quartiere ha per me un ricordo diverso di giorno e di notte. Central Park sa di granite e gelati confezionati presi ai chioschi, Union Square di bagels e di pie dei mercatini agricoli provenienti dal New Jersey e dal Connecticut. Il Moma è un pranzo di Pasqua con brownie e caffè e il Met il mio primo carrot cupcake. Se penso a Hell's Kitchen mi ricordo il sushi in un ristorantino dove tra amici ci tramandavamo a vicenda questo mantra: 'Non andare mai in bagno'. Soho è il supermercato chic Dean e DeLuca con la frutta lucidata nei cesti e il caffè macinato sul momento. Il West Village sa dei migliori hamburger dell'isola e di super cibo messicano mangiato in bettole sporche, veramente sporche. Le notti al Meatpacking District sono bretzel salati e stantii presi ai chioschini fuori dai locali alla moda. E infine Coney Island, col suo Luna Park punk, sa di Nathan's Hot Dogs.
Lo ammetto, mangiavo camminando per strada e quando sono tornata in Italia avevo quasi perso l'uso di coltello e forchetta. So anche che non c'è nulla di migliore del buon cibo biologico, quello che qua cerco con cura e attenzione, ma certi gusti mi sono rimasti nel cuore e finisco per ricrearli anche con la lana. 
Oggi non vi spiego come si fanno, ve li lascio solo guardare e vi dico che ho lasciato la Grande Mela il 4 Luglio di qualche anno fa.


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giovedì 3 luglio 2014

Limonata cha cha cha

limonata-homemade-zenzero-menta-ricetta Non so se anche voi avete cavalcato sogni di gloria immaginandovi a guadagnare fogli da mille (lire) vendendo limonata, se anche voi avete sognato di tirare su giri d'affari tali da permettervi di acquistare pacchi e pacchi di figurine Panini, numeri arretrati di Topolino, Super Tele di ogni colore e pennarelli Jumbo senza chiedere nulla a nonni o genitori. Per quanto mi riguarda ho fantasticato spesso di mettere su il mio baracchino decorato con la scritta “limonata L.50”: la filmografia americana ha rapito più di una volta il mio immaginario e sarebbe riuscita a trasformarmi in una piccola capitalista se solo il mio quartiere fosse stato un po' più simile ai neighborhoods americani e il sapore della limonata che preparavo allora fosse stato più gradevole. Spremere limoni e aggiungere acqua e zucchero era facile, ma il prodotto non mi convinceva e non me la sarei sentita di chiedere soldi per qualcosa che non apprezzavo io per prima. Così abbandonai l'impresa sul nascere e non diventai mai una magnate delle bibite casalinghe. Però a volte le cose che escono dalla porta rientrano dalla finestra ed è bastata una vacanza praghese a farmi tornare voglia di limonata. Lo so, forse dovrei parlarvi delle strepitose birre che mi sono bevuta, ma immaginatevi in una calda mattina d'agosto, su per la Nerudova, carichi delle vostre valige, arrancando sul pavé alla ricerca dell'albergo, sudati e appiccicosi e poi vedere due belle ragazze che ad un tavolino fuori da un bar chiacchierano e si dividono una brocca di limonata ghiacciata...Allora davvero non avrete altro desiderio che abbandonare per la strada i vostri bagagli e scolarvi tutto d'un fiato un bicchiere fresco di limonata. Ecco infine la mia ricetta.

Ingredienti:

per lo sciroppo:

150 g di zucchero
500 ml di acqua
3 cm di radice di zenzero fatta a fettine
una decina di foglie di menta fresca
la scorza di due limoni

per la caraffa:

il succo di due limoni
un grosso limone tagliato a fettine (o due medi)
foglie di menta
750 ml di acqua

Mettete sul fuoco un pentolino con mezzo litro di acqua e lo zucchero, quando si sarà sciolto aggiungete lo zenzero a fettine, le foglie di menta e le zeste. Fate cuocere lo sciroppo per una decina di minuti. Tagliate a fettine un grosso limone e mettetelo insieme ad una manciata di foglie di menta in una caraffa insieme al succo di due limoni. Togliete dal fuoco lo sciroppo e filtratelo versandolo nella brocca. Lasciate raffreddare e aggiungete a questo punto il resto dell'acqua. Mettete in frigo e servite la limonata freddissima, con qualche cubetto di ghiaccio

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