E' stato qualche anno fa, quando avevo finito l'Università con una laurea in Filosofia e il pensiero di non aver fatto l'Erasmus, di essere stanca di studiare e di non volere altro se non dare tempo alle mie voglie, quelle che mi chiedevano di partire e andare parecchio lontano perchè non avevano nessuna intenzione di essere raggiunte.
Qualche scambio di email con amici ormai persi chissà quando e chissà dove e mi trovai con in mano un biglietto aereo per New York e un visto per fare la 'nanny' in Manhattan, termine traducibile in italiano con babysitter e per me corrispondente a tre mesi di oblio americano.
Non importa dire che avevo trovato una famiglia e una casa sulla W57th vicino a Columbus Circle, non è necessario ricordare quanti anni aveva il bambino che aiutavo e quanto simpatico era il cane che gli avevano appena comprato, quanto piccola era la mia stanza ma quanto in alto si trovava, per me l'America vista attraverso New York era un luna park superaccessoriato in cui io, giovane europea, avevo accesso libero e prolungato a tutte le giostre.
Della mia America newyorkese ho una serie di ricordi speciali a cui, strano a dirsi, associo sempre del cibo. Ammetto di essere partita con il terrore tutto italiano di non trovare fonti di nutrimento sano, invece adesso mi rendo conto di essere tornata con un bagaglio interculturale arricchito non solo di junk food. Ogni quartiere ha per me un ricordo diverso di giorno e di notte. Central Park sa di granite e gelati confezionati presi ai chioschi, Union Square di bagels e di pie dei mercatini agricoli provenienti dal New Jersey e dal Connecticut. Il Moma è un pranzo di Pasqua con brownie e caffè e il Met il mio primo carrot cupcake. Se penso a Hell's Kitchen mi ricordo il sushi in un ristorantino dove tra amici ci tramandavamo a vicenda questo mantra: 'Non andare mai in bagno'. Soho è il supermercato chic Dean e DeLuca con la frutta lucidata nei cesti e il caffè macinato sul momento. Il West Village sa dei migliori hamburger dell'isola e di super cibo messicano mangiato in bettole sporche, veramente sporche. Le notti al Meatpacking District sono bretzel salati e stantii presi ai chioschini fuori dai locali alla moda. E infine Coney Island, col suo Luna Park punk, sa di Nathan's Hot Dogs.
Lo ammetto, mangiavo camminando per strada e quando sono tornata in Italia avevo quasi perso l'uso di coltello e forchetta. So anche che non c'è nulla di migliore del buon cibo biologico, quello che qua cerco con cura e attenzione, ma certi gusti mi sono rimasti nel cuore e finisco per ricrearli anche con la lana.
Oggi non vi spiego come si fanno, ve li lascio solo guardare e vi dico che ho lasciato la Grande Mela il 4 Luglio di qualche anno fa.


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